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Intelligence Collettiva: la sicurezza dell’individuo

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Intelligence Collettiva: la sicurezza dell'individuo
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La sicurezza dell’individuo

Nell’era dell’informazione e nell’attuale situazione geopolitica, quali sono i principali rischi che corre l’uomo e quali le nuove possibilità a sua disposizione?

La risposta dipende certamente dal sistema sociale in cui egli stesso nasce e, in questo caso, prenderemo ad esempio una struttura governativa democratica come l’Italia.

Per cercare di rispondere a questa domanda è altresì necessario osservare l’uomo da tre differenti punti di vista, analizzarlo nella sua dimensione sociale di singolo, economica di azienda e politica di governo.

Il singolo individuo ha oggi la possibilità di poter attingere ad una enorme mole di dati ed informazioni, di comunicare istantaneamente con chiunque possieda un device collegato alla rete, di poter diffondere informazioni e cooperare ad un livello globale.

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Attraverso l’utilizzo di un dispositivo elettronico della grandezza del palmo di una mano, un semplice cittadino può organizzare il proprio tempo, informarsi con fonti dirette ed indirette, condividere con gli altri le proprie informazioni, diffondere idee politiche, misurare istantaneamente i valori medici, socializzare con utenti che hanno interessi affini, acquistare, comprare e regalare determinati prodotti o servizi senza alcuna intermediazione, né limite linguistico e geografico.

Una grande libertà d’azione che nasconde però importanti minacce. Internet non è certamente un posto che può essere definito sicuro e le ragioni di questa condizione risiedono nella sua stessa natura. Internet è una rete formata da tanti nodi indipendenti, costruita con codici molto complessi, ma alla ricerca continua di una maggiore uniformità di linguaggio ed utilizzo, un mondo interconnesso che vive grazie ad un intreccio non sempre ottimizzato di tecnologie per la trasmissione dei dati.

Tutte le azioni che ordiniamo di svolgere ad un terminale connesso alla rete, però, rimangono memorizzate non solo sul nostro dispositivo ma, sempre più spesso, anche sui server[1] dei principali servizi che utilizziamo. Ne consegue che se iniziamo a pensare alla quantità ed alla qualità dei dati che destiniamo ai fornitori di un qualsivoglia servizio digitale ci rendiamo immediatamente conto che alcuni di essi possiedono informazioni che aumentano di gran lunga il nostro grado di vulnerabilità. Utilizzando un pacchetto di servizi commerciali come “Google” miglioreremo certamente la qualità della nostra vita con utilissimi servizi di comunicazione, geo-localizzazione, progettazione e condivisione ma la contropartita è sapere che intrecciando i dati di utilizzo di questi servizi è possibile tracciare un profilo estremamente profondo dell’utente.

I social network come Facebook, se usati frequentemente, posseggono un agglomerato di dati sociali su un singolo individuo che è spesso superiore a quelli posseduti dal suo governo o, per assurdo, ai suoi stessi ricordi.

Su una popolazione mondiale di 7.400.000.000 persone nel 2016 gli utenti collegati alla rete sono stati 3.419.000.000, più della metà. 2.307.000.000 sono invece gli utenti che hanno attivato un canale social. Questi dati sono molto interessanti soprattutto se messi in relazione al crescente utilizzo di smartphone. Infatti c’è un popolo di 3.790.000.000 persone che non ha necessariamente uno skill tecnologico ma che utilizza quotidianamente servizi di messaggistica come WhatsApp, Telegram, Messanger o Snapchat, o che archivia video, contatti, documenti e foto utilizzando servizi terzi senza avere completa consapevolezza delle proprie azioni.

In Italia nel solo mese di maggio del 2016 si sono collegati 28.300.000 utenti unici, parliamo della metà dell’intera popolazione del Bel Paese. Il Corriere della Sera, il quotidiano italiano più diffuso, ha stampato nello stesso mese 256.692 e venduto 77.598 copie digitali mentre Facebook, estrapolando il dato da una media annuale, ha registrato l’attività di circa 13 milioni di utenti sulla propria piattaforma su un totale di 21 milioni di iscritti.

Da questi dati in continua crescita risulta evidente che l’insieme delle informazioni che quotidianamente immettiamo nella rete, dalla semplice navigazione fino all’utilizzo di servizi digitali come social network e messaggistica istantanea, rappresentano un nostro checkup approfondito in mano ai fornitori dei servizi che ad un utente poco attento possono sembrare gratis.

Pensiamo ora a quante precauzioni prendiamo nella vita di tutti giorni quando dobbiamo semplicemente aprire la porta del nostro appartamento, parlare con uno sconosciuto al telefono, firmare un contratto commerciale. Tendiamo sempre a difendere le nostre informazioni di vita da persone di cui non ci fidiamo per non renderci vulnerabili a minacce criminali.

Bisogna sempre tenere presente, come già detto, che la sicurezza assoluta di un qualunque sistema di conservazione delle informazioni non esiste. Che si stia operando nel mondo virtuale o nel mondo reale non fa differenza. Pur investendo ingenti risorse economiche per rendere “inespugnabile” una particolare informazione, un documento o un file, dobbiamo necessariamente avere la consapevolezza che nel mondo globalizzato ci sarà sempre tendenzialmente qualcuno che avrà maggiori disponibilità per entrarne in possesso.

Allo stesso modo in cui una modernissima cassaforte può essere forzata da un ladro con grandi capacità tecniche, Internet, la rete delle reti, è uno strumento potentissimo e, in quanto tale, può essere padroneggiato da malintenzionati con grandi capacità informatiche per mettere in atto comportamenti criminali.

Con le attuali tecnologie di comunicazione utilizziamo lo stesso grado di attenzione? Quanti degli utenti che hanno scaricato ed utilizzato applicazioni commerciali di paesi terzi hanno realmente letto le clausole contenute nel contratto di accettazione del servizio? Quanti consumatori conoscono le tecnologie di base e le garanzie legali che offre un determinato applicativo? Quanti possessori di smarphone, tablet o pc hanno percezione dei rischi cibernetici a cui sono realmente sottoposti?

Purtroppo nell’ultimo decennio la connotazione fortemente sperimentale delle principali scoperte in campo cibernetico ha generato tanti sistemi differenti tra loro che, se non uniformeremo nel tempo, freneranno la formazione di una coscienza digitale condivisa. La più grande sfida del singolo diventa quindi trovare una dimensione individuale in cui l’accesso alla tecnologia e la tutela dei propri diritti possano creare un equilibrio che minimizzi la probabilità di subire danni di tipo sociale, economico e politico.

[1] Un server (dall’inglese (to) serve «servire») in informatica e telecomunicazioni è un componente o sottosistema informatico di elaborazione e gestione del traffico di informazioni che fornisce, a livello logico e fisico, un qualunque tipo di servizio ad altre componenti (tipicamente chiamate clients, cioè clienti) che ne fanno richiesta attraverso una rete di computer, all’interno di un sistema informatico o anche direttamente in locale su un computer. Rappresenta cioè un nodo terminale della rete opposto all’host client. In altre parole si tratta di un computer o di un programma che fornisce i dati richiesti da altri elaboratori, facendo quindi da host per la trasmissione delle informazioni virtuali.

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Angelo Tofalo cittadino eletto al Parlamento con il movimento 5 stelle nella XVII e XVIII legislatura, già Sottosegretario di Stato alla Difesa

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