Mobility Manager

Il Mobility Manager o “il responsabile della mobilità” nasce dall’esperienza di mobilità sostenibile per la diminuzione dell’impatto ambientale generato dai veicoli privati.

Il Decreto Ministeriale “Mobilità sostenibile nelle aree urbane” del 27/03/1998 (Gazzetta Ufficiale 179 del 3 agosto 1998) all’art. 3 ha introdotto la figura professionale del “responsabile della mobilità” o “Mobility Manager”. Gli enti pubblici con più di 300 dipendenti per unità locale e le imprese con complessivamente oltre 800 dipendenti devono individuare un responsabile della mobilità del personale.

Tale figura è obbligatoria ed ha l’incarico di ottimizzare gli spostamenti sistematici dei dipendenti con l’obiettivo di ridurre l’uso dell’auto privata adottando, tra l’altro, strumenti come il piano spostamenti casa-lavoro (P.S.C.L.), con cui si favoriscono soluzioni di trasporto alternativo a ridotto impatto ambientale (car pooling, car sharing, bike sharing, trasporto a chiamata, navetta e altro) al fine di una generale riduzione del traffico veicolare e conseguente aumento della sicurezza stradale, del risparmio energetico e della contrazione delle emissioni inquinanti atmosferiche ed acustiche.

In maniera propositiva volevo conoscere, con l’interrogazione presentata ad Aprile/2014 e risposta a Novembre/2014 in commissione Difesa, il lavoro svolto dalle istituzioni a favore di questo particolare argomento a tutela dell’Ambiente.

Ho dunque chiesto:

  1. Se ci sono enti del Ministero della Difesa che non abbiano istituito il Mobility manager e di conoscerne la ratio.
  2. Quali sono le azioni che si vorranno intraprendere per dare efficacia alla prescrizione normativa in oggetto.
  3. Se vi è qualche limitazione all’applicazione della norma in oggetto per gli enti militari, caserme o comprensori militari e quante sono, nella aree interessate dall’applicazione del D.M., gli enti del Ministero della Difesa con più di 300 dipendenti e quanti di questi hanno istituito il mobility manager.

La riposta ricevuta risulta superficiale e fumosa, poiché non entra nel concreto dei nostri quesiti, ma conferma unicamente la solita attuazione all’italiana delle direttive ministeriali…

Per l’egregio Ministro conoscere in quanti usufruiscano del lavoro svolto dal Mobility Manager è “mero dato numerico” e che per soddisfare la richiesta ci basti sapere, a suo dire, che “…sia centrali che periferiche, ove insistono più enti con un numero complessivo di dipendenti superiore alle trecento unità, sono operanti servizi di collegamento tra la sede di lavoro del personale e vari punti di raccolta”, in pratica, la seconda parte è un copia e incolla del dettato del D.M., senza conoscerne l’effettiva realizzazione.

L’attenzione su tali problematiche sarà costante e analizzerò tutti i punti oscuri e trascurati da qualsiasi organo.

Interrogazione e risposta qui <<<<

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A premessa della risposta all’atto di sindacato ispettivo in argomento si precisa che il Dicastero, già da tempo, ha posto in essere le azioni necessarie per dare concreta attuazione al decreto ministeriale 27 marzo 1998 sulla «Mobilità sostenibile nelle aree urbane» e che non risulta esservi alcuna «limitazione all’applicazione della norma in oggetto per gli enti militari».

Tanto premesso, si precisa che le Forze armate e l’Arma dei carabinieri, in linea con gli obiettivi fissati dal citato decreto ministeriale, hanno organizzato il relativo servizio in funzione della peculiarità dei compiti affidati e della articolazione sul territorio.

In particolare, l’Esercito ha istituito la figura del «Mobility Manager» in alcune aree e in altre ha posto in essere soluzioni volte a venire incontro alle esigenze del personale, (trasporto collettivo con mezzi propri, convenzioni con ditte di trasporto private/aziende fornitrici di trasporto pubblico locale), che già perseguono concretamente gli obiettivi fissati dal citato decreto ministeriale sulla «Mobilità sostenibile nelle aree urbane».

Analogamente, la Marina Militare, ha istituito la figura del Mobility Manager solo presso i comandi marittimi e per soddisfare le esigenze di mobilità del personale in servizio presso le principali sedi ha messo a disposizione del personale servizi di trasporto collettivo e accordi con aziende fornitrici del trasporto pubblico locale.

L’Aeronautica militare, pur non avendo istituito la figura del Mobility Manager, dispone, nell’ambito di ciascuna articolazione, di un servizio autotrasporti strutturato in funzione delle esigenze istituzionali da soddisfare.

In particolare, tra i vari servizi svolti, c’è quello di collegamento (tramite navetta) tra la sede di lavoro del personale ed i vari punti di raccolta/stazioni ferroviarie.
Per quanto riguarda, invece, l’Arma dei carabinieri, presso il Comando generale è inserita un’unità organizzativa devoluta all’ottimizzazione degli spostamenti del personale dipendente, attraverso l’organizzazione di servizi navetta da/verso gli scali ferroviari della Capitale – con mezzi di trasporto collettivo – disincentivando così l’uso delle auto private per il raggiungimento della sede di servizio.

La figura del responsabile della mobilità del personale è individuata può individuarsi nel Comandante del reparto comando, Ufficiale dal quale dipende l’unità organizzativa.

A livello periferico, i reparti dell’Arma fanno ricorso al trasporto collettivo/multiplo dei militari e incentivano le convenzioni con società di trasporto locale per favorire la mobilità del personale.

Si ricorda, inoltre, che il testo unico delle disposizioni regolamentari in materia di Ordinamento militare (decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 90) consente la libera circolazione sui mezzi di trasporto pubblico urbano al personale delle Forze di polizia, se in uniforme o munito di tessera di riconoscimento.

Molte regioni amministrative, infine, hanno deliberato specifiche disposizioni per estendere anche al trasporto regionale la facoltà riconosciuta al personale delle Forze di polizia di circolare su mezzi pubblici.  Un ultimo accenno, infine, concerne gli Organi centrali dell’area interforze, per i quali formalmente non è prevista la figura ad incarico esclusivo del Mobility Manager.

È comunque operativa, presso lo Stato maggiore della Difesa, una sezione trasporti che, tra i vari compiti, coordina e controlla l’impiego degli automezzi adibiti al servizio di trasporto collettivo del personale effettivo presso gli enti direttamente dipendenti.

Inoltre, al fine di ridurre il disagio del personale pendolare e concorrere alla riduzione dell’uso del mezzo privato, sono state stipulate apposite convenzioni (che prevedono sconti del 5-10 per cento sulle tariffe correnti) con le Società Trenitalia e Italo.

In particolare, nell’ambito della regione Lazio, la difesa ha siglato un protocollo d’intesa con la società ATAC, in applicazione della legge regionale 16 giugno 2003, per consentire ai militari in uniforme di viaggiare gratuitamente nel tragitto casa – posto di lavoro.

Con riferimento, in ultimo, al quesito relativo a «gli enti del Ministero della difesa con più di 300 dipendenti», si rappresenta che in considerazione del progetto di riconfigurazione e di riassetto della difesa, tuttora in corso, non è possibile definire la situazione contingente fornendo un mero dato numerico.

Al fine però di soddisfare la richiesta di informazioni formulata con il quesito in argomento, si ribadisce quanto già esposto in precedenza e, cioè, che nelle realtà, sia centrali che periferiche, ove insistono più enti con un numero complessivo di dipendenti superiore alle trecento unità, sono operanti servizi di collegamento tra la sede di lavoro del personale e vari punti di raccolta, in particolare presso le stazioni ferroviarie.

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