Oggi vi parlo del 1° Reggimento Carabinieri Paracadutisti “Tuscania”, un gruppo di circa 500 uomini altamente specializzati a cui sono affidati compiti molto delicati per la nostra amata Repubblica.
 
Il Reparto fino al 2002 è stato alle dipendenze della Brigata Paracadutisti “Folgore” dell’Esercito Italiano ma oggi dipende direttamente dal Comando delle unità mobili e specializzate Carabinieri “Palidoro”, guidata da un uomo di grande competenza ed esperienza: il Generale di Corpo di Armata Sabino Cavaliere.
 
Ad accompagnarmi nella scoperta della qualità di questi uomini e dei compiti a loro assegnati c’erano il Generale di Brigata Antonio Jannece, uomo delle Istituzioni che dopo aver comandato il Gruppo di Intervento Speciale (G.I.S.) oggi è a capo di tutta la Divisione Unità Specializzate, ed il Colonnello Francesco Marra, comandante, appunto, del 1° Reggimento Carabinieri Paracadutisti “Tuscania”.
 
Ho voluto far coincidere la mia visita a Livorno con una esercitazione che avevano già programmato per vedere in azione questi uomini coraggiosi e valutare da vicino strategie e tecniche con cui assolvono i loro compiti.
 
I Carabinieri hanno questa doppia veste che, anche in questo caso, gli consente di essere un agile strumento di supporto sia in ambito tipicamente militare, con operazioni di occupazione preventiva, difesa delle posizioni, interdizione e contro-interdizione di aree specifiche, supporto a contingenti di Forze Armate in operazioni “fuori area” anche con funzioni di polizia militare, sia in ambito di polizia, con operazioni di supporto all’Arma territoriale, di sicurezza alle sedi diplomatiche in paesi a rischio e scorta di personalità.
 
Importantissimo è inoltre il ruolo di addestramento e formazione che espletano per i militari dell’Arma destinati ai reparti speciali.
Gli uomini che vogliono entrare a far parte di questo Reggimento vengono sottoposti ad una dura selezione psicofisica per poi essere ammessi alla frequenza di un corso di 9 mesi in cui diventano paracadutisti, si addestrano di pattuglia, di plotone e all’impiego di armi e materiali speciali.
Superate queste prove, durante la permanenza nel battaglione, l’addestramento diventa permanente grazie all’acquisizione di nuove abilità e tecniche sempre più sofisticate.
Le Missioni a cui hanno partecipato sono molteplici come ad esempio le ultime in Libia.
 
Molto frequenti sono stati gli impieghi sul territorio nazionale nelle aree che, per caratteristiche morfologiche e sociocriminali, risultano difficilmente controllabili dalle Forze di Polizia territoriali; numerose operazioni antisequestro, anticontrabbando e anticrimine sono state condotte con successo in Sardegna, Sicilia, Calabria, Campania e Puglia.
 
Dopo aver osservato con grande attenzione l’esercitazione ho deciso di dare un segnale forte a questi professionisti della sicurezza, l’ho fatto senza sé e senza ma, mettendo la mia stessa vita in mano a chi ogni giorno difende gli interessi nazionali e rappresenta il Paese nel mondo.
 
Ho deciso di lanciarmi in tandem con tre istruttori d’eccezione: il Maresciallo Ordinario Daniele Bianchi, paracadutista sempre impegnato in contesti internazionali molto competitivi, il Maresciallo Maggiore Massimiliano Bartoli e il Brigadiere Capo Alessandro Ruggieri con all’attivo più di 12000 lanci e più volte campione del mondo.
A pilotare l’elicottero che ci ha portati ad una quota di quasi 4500 metri c’erano il Maggiore Giacomo Pilosu e il Brigadiere Capo Stefano Rizzieri supportati dallo specialista di bordo Maresciallo Maggiore Alessandro Bracaglia Morante.
 
Il resto della storia la condivido con voi in questo breve video di pura emozione con cui ho voluto rendere omaggio ai paracadutisti Tuscania dell’Arma dei Carabinieri.
 
Il loro motto?

“Se il destino è contro di noi, peggio per lui.”

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