La necessità di accedere alla conoscenza attraverso la Rete è diventata ormai come il bisogno dell’acqua.
Già a suo tempo il Consiglio delle Nazioni Unite indicò il diritto ad Internet come “inalienabile e universale”, condannando le pratiche comuni di molti regimi dittatoriali di rendere inaccessibile la connessione Internet durante le rivolte politiche.
L’accesso alla Rete è e deve essere diritto fondamentale per ogni individuo.
Non solo la rete, ma gli stessi dati pubblici, gli “Open data” – archivi e dati prodotti generalmente dalla pubblica amministrazione e accessibili e utilizzabili da tutti online, senza restrizioni di copyright – sono visti come i nuovi beni comuni in grado di ridurre la distanza tra cittadini ed istituzioni, oltre a offrire nuove prospettive in campi come la ricerca medica o la teoria digitale.
Un governo che promuove quindi gli open data non ha segreti per i suoi cittadini, mette in rete i dati pubblici non solo per trasparenza ma anche per favorire lo sviluppo di applicazioni civiche, e consente a tutti di partecipare alla vita pubblica in vari modi.
Internet è un luogo diffuso, liquido, dove viviamo tutti.
Non permetterne l’accesso a tutti è come limitare il passaggio in una piazza e questo non è accettabile.
Sta succedendo però qualcosa di veramente grande e per certi aspetti pericoloso in questi anni, con l’avvento di Internet infatti il mondo è diventato anche una miniera a cielo aperto, le persone, tutte, sono fornitori di dati. L’Italia in particolare conta più o meno 60 milioni di potenziali cavie dalle quali poter prendere dati e metadati.
Ormai il confine tra il dato personale e la persona fisica è sempre più sottile, potremmo dire che si sta velocemente tendendo alla coincidenza di queste due cose.
La vera sfida adesso è quindi lavorare per un’Europa dei diritti e non solo del commercio e dei mercati (magari mercati di dati…); creare un quadro normativo preciso a livello europeo è fondamentale per poi far lavorare in parallelo ogni singolo Stato ad un proprio regolamento, una vera e propria Costituzione per Internet che vada a tutelare in maniera efficace ed inequivocabile la privacy di ogni cittadino così come già la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea esplica nell’articolo 8.

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