Home Articoli in evidenza Cybertech Europe 2018

Cybertech Europe 2018

5083
1

Sono particolarmente lieto di partecipare al Cybertech Europe 2018, in qualità di Sottosegretario di Stato alla Difesa e di ingegnere studioso dei temi legati alla cyber.
#BuildingCyberSecurity

In questi ultimi giorni ho partecipato a vari incontri sul tema con esperti e analisti di tutto il mondo durante i quali è stata evidenziata l’altissima velocità a cui ci stiamo muovendo verso le intelligenze artificiali, che sempre di più entreranno a far parte delle reti, e la necessità di una sicurezza cibernetica partecipata.

All’attuale stato dell’arte si stanno delineando due modelli di riferimento che hanno e avranno effetti sulla democrazia e sulla società. Da una parte c’è il modello statunitense, dall’altra, in contrapposizione, quello cinese. In questo quadro manca però proprio l’Europa.

La minaccia cibernetica è nata ancor prima del fenomeno del terrorismo internazionale con la creazione della prima rete internet. Oggi si inizia a percepirla più forte, pervasiva e sofisticata. Tuttavia seppur tanto se ne parla, è ancora poco quello che si fa per contrastarla.

Il dominio cyber deve essere definito come qualcosa di materiale perché ha una sua fisicità.
Ci sono, infatti, i poco conosciuti cavi sottomarini intercontinentali che permettono il trasferimento dei dati ed il collegamento delle nazioni ad internet; gli Internet Exchange Point sparsi in Italia (uno dei più importanti è proprio a Roma) che sono dei grossi hub che permettono a tutti i provider, nazionali e internazionali, di “incontrarsi” e collegarsi; i data center che contengono e gestiscono una quantità enorme di dati.

La cyber ha anche riflessi sulla società.
I giovanissimi oggi dialogano e parlano attraverso altri canali, che non sono solo quelli convenzionali, è come se esistesse un mondo parallelo.
Sta crescendo, più velocemente di quanto immaginiamo, una nuova generazione e il Sistema Paese, inteso come Istituzioni, scuole, Pubblica Amministrazione e famiglia, deve essere in grado di capirlo, leggerlo, conoscerlo e ascoltarlo. Altrimenti, alla lunga, potrebbero nascere dei seri problemi sociali.

Noi oggi abbiamo un livello molto basso di alfabetizzazione digitale, per questo andrebbe ristrutturato il modello scolastico.
Il Governo è impegnato in un’azione di cambiamento e riorganizzazione dei programmi di educazione.

È necessario insegnare materie digitali e far conoscere fin dalla scuola materna cosa è lo spazio cibernetico, come peraltro già avviene in altre parti del mondo. Ciò favorirebbe anche l’individuazione, già da subito, di esperti da impiegare nel settore della sicurezza cibernetica, risorse su cui investire e formare a partire dalla tenera età.

Per quanto riguarda la Difesa, il Comando Interforze per le Operazioni Cibernetiche (CIOC), posto alle dirette dipendenze del Capo di Stato Maggiore della Difesa, è stato creato nell’ambito del rafforzamento delle capacità di difesa delle Forze Armate da attacchi cibernetici attraverso la protezione delle reti militari, quale Cyber Command nazionale abilitato a svolgere operazioni militari nel dominio cibernetico.

Questa capacità cyber sarà implementata anche nei teatri da Cellule Operative Cibernetiche (COC) che opereranno in sistema con il CIOC in madrepatria e garantiranno la protezione degli assetti militari, ormai sempre più digitalizzati e la condotta delle possibili operazioni cibernetiche nell’Area delle Operazioni militari, secondo la missione istituzionale, le direttive operative e le regole di ingaggio stabilite. L’architettura italiana delega alla Presidenza del Consiglio la gestione complessiva della difesa cibernetica per il Sistema Paese.

Ho chiesto ed ottenuto dal Ministro Trenta la delega sulle problematiche relative alla sicurezza cibernetica. Ritengo sia necessario ampliare le garanzie funzionali ed estenderle anche in ambito Difesa.

Un progetto sul quale sto già lavorando è quello di studiarmi affondo lo stato dell’arte per capire come poter costruire una Forza Armata cibernetica, fondamentale per stare al passo con i tempi. Forza che dovrà proteggere la rete della Difesa e allo stesso tempo essere in grado di colpire.

Quando si parla di difesa e soprattutto di sicurezza cibernetica non bisogna parlare di costi, piuttosto di investimenti. La priorità del Governo è quella di potenziare le capacità cyber del nostro Paese e, per quanto riguarda la Difesa, ciò si potrà fare acquistando un carro armato in meno, un aereo in meno, una nave in meno.

Un attacco cyber alla rete elettrica o alla catena di distribuzione di un bene primario come l’acqua, potrebbe causare in tempi brevissimi scenari che finora abbiamo solo visto nei film.

Il problema è più reale e concreto di quanto si possa immaginare. Per questo sono state previste delle forme di incentivazione per una sicurezza partecipata. L’Europa è rimasta indietro a causa delle sue divisioni interne ma stiamo lavorando ora sulla proposta del “Fondo europeo per la Difesa” che prevede 13 miliardi suddivisi in 4,1 miliardi per la ricerca e 8,9 per la realizzazione e collaudo, con particolare attenzione agli spetti cyber.

La priorità è investire nella formazione costante e rendere sicure le reti, in pratica far si che ‘l’attaccante’ debba spendere elevate somme per condurre le proprie azioni offensive.

Per far ciò serve puntare sulle tecnologie e creare le basi per una forte industria della Difesa europea che possa insieme ai paese membri sviluppare tecnologie competitive.

1 COMMENT

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here