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Interrogazione su blocco navale alla Libia: la risposta di Angelo Tofalo

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Il mio intervento in aula in risposta all’interrogazione parlamentare sul blocco navale alla Libia

Riguardo l’imposizione del blocco navale evocato dall’Onorevole interrogante, è il caso di osservare che il quadro normativo internazionale riconosce tale misura come un metodo di guerra e, quindi, legittimamente adottabile solo nel corso di conflitti armati internazionali sul mare.

E’ un metodo di guerra consolidatosi nel tempo quale norma consuetudinaria di diritto internazionale, volta ad impedire l’entrata ovvero l’uscita di qualsiasi nave dai porti di un Paese belligerante e deve ispirarsi ai principi di effettività e di imparzialità: la sua adozione nei confronti di uno Stato terzo equivale a dare inizio ad un attacco armato.

In tempo di pace, a seguito dell’entrata in vigore della Carta delle Nazioni Unite del 1945, il blocco non può ritenersi consentito al di fuori dei casi di legittima difesa ed è previsto dall’articolo 42 della stessa Carta quale misura deliberabile dal Consiglio di Sicurezza per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale, qualora le misure non implicanti l’uso della forza siano ritenute inefficaci.

II blocco navale non può, quindi, essere associato alle attuali e pregresse attività di controllo dell’immigrazione irregolare via mare portate avanti dalle Forze armate italiane, le quali, non ricadendo nell’ambito di alcun conflitto armato, hanno sempre trovato fondamento in Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, nelle norme di diritto internazionale applicabili, compresi eventuali accordi internazionali bilaterali e in specifiche norme di legge.

Qualsiasi iniziativa tesa a fronteggiare l’emergenza  dei flussi migratori  attraverso la realizzazione di un blocco navale davanti le coste della Libia, rischierebbe di minare l’efficacia delle operazioni/attività che, attraverso un approccio omnicomprensivo e inter-ministeriale, vedono l’Italia in prima linea nel supportare la Libia nel ripristino delle condizioni generali di sicurezza e nel raggiungimento di un livello di autonomia tale da consentire alla Guardia Costiera e alla Marina libica di operare autonomamente nella repressione  dell’immigrazione illegale.

A tal proposito, si segnala che l’incremento delle attività delle unità marittime libiche nelle proprie acque territoriali ha contribuito in maniera significativa alla contrazione del flusso migratorio lungo la rotta del Mediterraneo centrale (28% del flusso totale di ingressi in Europa), superato ormai, in termini numerici, sia da quello lungo la rotta Orientale (38% del totale), che da quello Occidentale (33%).

Nel 2017, assetti navali libici hanno effettuato 20.335 salvataggi, mentre nell’anno in corso, secondo dati aggiornati al 9 agosto, sarebbero oltre 12.600 i migranti intercettati e soccorsi dalla Guardia Costiera libica.

Questi risultati sono stati raggiunti anche grazie all’azione dell’Operazione EUNAVFORMED Sophia, avente comando italiano, con il preciso compito di contribuire a smantellare il modello di business delle reti del traffico e della tratta di esseri umani nel Mediterraneo centromeridionale. L’Operazione – che ha portato, finora, alla distruzione di circa 550 natanti e all’arresto di circa 150 trafficanti – si è occupata altresì dell’addestramento, fino ad oggi, di oltre 200 ufficiali e marinai della Guardia Costiera libica e, sulla base del proprio mandato, contribuisce anche all’attuazione dell’embargo ONU delle armi verso la Libia, nonché alla sorveglianza e raccolta di informazioni sull’esportazione illegale di greggio libico.

Ricordo, in conclusione, che il Governo italiano è in prima linea nel sostegno alle Autorità libiche per rafforzare le loro capacità di gestione della complessa sfida migratoria, combinando, al contempo, l’esigenza di garantire sicurezza, solidarietà e rispetto dei diritti umani, provando a dialogare sempre e comunque con tutte le parti libiche in causa.

Qualunque nostro sostegno si fonda sul rispetto della sovranità libica e ogni nostra azione intende concorrere a rafforzare le capacità delle diverse istituzioni di sicurezza di esercitare con crescente efficacia l’autorità dello Stato in mare e sul territorio.

Siamo lieti della positiva collaborazione – che l’Italia ha attivamente facilitato – instaurata tra le Autorità libiche e le Agenzie onusiane UNHCR e OIM. Riteniamo che tale cooperazione debba proseguire e ulteriormente rafforzarsi, anche al fine di migliorare le condizioni dei migranti nei centri, nonché incrementare il numero dei rimpatri volontari assistiti dei migranti e l’assistenza ed il reinsediamento dei potenziali richiedenti asilo verso altri Paesi.

È altrettanto necessario ampliare e potenziare le attività a sostegno alle capacità libiche, sia nella loro azione in mare nella zona Search and Rescue, sia, in prospettiva, per il controllo dei confini terrestri. In tale contesto, infatti, il Governo italiano ha recentemente deciso di fornire un ulteriore sostegno concreto, fornendo altre 12 unità navali ad entrambe le componenti della Guardia Costiera libica.

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