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Di “Educazione digitale e di nuove frontiere della formazione” abbiamo parlato oggi con le Senatrici Michela Montevecchi e Barbara Floridia della Commissione “Istruzione pubblica, beni culturali”, il direttore del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, Polizia di Stato Nunzia Ciardi, la dott.sa Enrica Sabatini dell’Università degli Studi “G. D’Annunzio” Chieti e Pescara, l’avvocato Laura Lecchi, esperta in materia di privacy, nuove tecnologie e contratti del diritto dell’informatica.

Ho voluto iniziare il mio intervento evidenziando alcuni numeri. Oggi sono più di 4 miliardi le persone che accedono ad Internet, più della metà dell’intera popolazione mondiale. In Italia siamo 55 milioni. È stato stimato che nel 2025 ci saranno 50 miliardi di dispositivi collegati alla rete. Cifre importanti che devono farci riflettere e sensibilizzare sulla sicurezza.

Questo ci porta quindi a fare un’altra considerazione: non possiamo sottrarci ai rischi della digitalizzazione, possiamo però ridurli puntando prima di tutto sulla formazione e sull’informazione. Questi sono i primi strumenti che assicurano al Paese un adeguato livello di sicurezza.

Per farlo serve l’azione sinergica e congiunta di tutti i Dicasteri. Ciascuno, nell’ambito delle proprie competenze deve portare avanti programmi condivisi che puntino a educare principalmente i giovani, proteggere le nostre infrastrutture critiche, favorire lo sviluppo di programmi tecnologici al passo con i tempi, definire regole internazionali e globali.


“EDUCAZIONE DIGITALE: LE NUOVE FRONTIERE DELLA FORMAZIONE”

Sala Atti Parlamentari – Piazza della Minerva

Roma, 4 aprile ore 15.00

  • Entro il 2022 nella scuola dell’infanzia e nel primo ciclo di istruzione sarà obbligatorio lo studio del pensiero computazionale e del Coding. Questo è uno degli obiettivi della mozione approvata dalla Camera.
  • Nel 2010, le persone possedevano 12,5 miliardi di dispositivi collegati in rete; si stima che entro il 2025 tale numero raggiungerà, e forse supererà, i 50 miliardi.
  • Entro il 2025 più della metà di tutte le attuali mansioni sul posto di lavoro saranno eseguite da macchine rispetto al 29% di oggi. Allo stesso tempo, rapidi cambiamenti di macchine e algoritmi, o processi informatici progettati per risolvere problemi, potrebbero creare 133 milioni di nuovi ruoli, mentre sarebbero 75 milioni quelli in via di “estinzione” globalmente tra oggi e il 2022 (fonte: Rapporto del World Economic Forum).
  • A livello globale, sono circa 4,39 miliardi le persone che attualmente hanno accesso a Internet, più della metà dell’intera popolazione mondiale (+9%) rispetto all’anno precedente; sono 3,48 miliardi, infatti, gli utenti dei social media nel 2019 e 3,26 miliardi quelli che li utilizzano collegandosi da dispositivi mobili. In Italia sono 55 milioni le persone connesse a Internet; trascorrono online circa 6 ore al giorno, più del doppio del tempo passato a guardare la televisione (fonte “Digital 2019” a cura agenzia creativa “We Are Social” e di Hootsuite).
  • Secondo gli ultimi dati Eurostat, l’Italia si presenta in ritardo per quanto concerne la percentuale di utenti di Internet, fermi al 74% rispetto ad una media Ue dell’85% (peggio di noi solo, Grecia, Romania e Bulgaria).
  • La percentuale dei docenti che quotidianamente si avvale di strumenti digitali per le proprie lezioni è ancora molto bassa, in media solo il 47% circa (fonte AGICOM, febbraio 2019).
  • Il nostro indice di digitalizzazione è 44,24%. Quart’ultimi in Europa. Danimarca al 71,8%. Se parliamo di velocità della rete si scopre che siamo al 43° posto nella classifica di tutti i Paesi del mondo (fonte Parlamento europeo relativi al 2018).
  • Società digitale a rischio: per il Rapporto Clusit 2019 sono stati 1.552 gli attacchi gravi registrati nel 2018 (contro i 1.127 del 2017), con una media mensile di 129 (contro i 94 del 2017). Cybercrime principale causa di attacchi gravi, il 79% di questi per estorcere denaro alle vittime o sottrarre informazioni. In termini geopolitici, sociali, economici, l’80% di attacchi realizzati con finalità di Espionage e oltre il 70% di quelli imputabili all’Information Warfare sono stati classificati nel 2018 di livello “critico”.

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