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Riforme prostituzionali: la teoria degli opposti tra finte opposizioni, insulti e giochi di palazzo.

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Riforme prostituzionali: la teoria degli opposti tra finte opposizioni, insulti e giochi di palazzo.

Prima di analizzare cosa sta accadendo in queste ore in Parlamento e chi, senza mai essere passato dalle urne, si è arrogato il diritto di proporsi “padre costituente” è importante ricordare come siamo arrivati a questo momento buio della storia della Repubblica Italiana

Durante laXIV legislatura, a pochi mesi dal voto, Berlusconi non cacciò dal cilindro il classico coniglio da prestigiatore ma, in linea con lo stile che ha poi consolidato fino alla recente espulsione dal Senato, un bel “porcellum”.

Nel 2005 il prode Calderoli si impegnava nella realizzazione di leggi che, a dimostrazione di una spiccata sensibilità verso la realtà, definiva subito “porcate”; il Calderoli di allora non occupava il tempo con moltiplicatori automatici di emendamenti da mostrare soddisfatto ai media, non agitava foglietti di carta con appunti e cifre confuse, aveva il buon gusto di non spacciare un trucco da mercante per soluzione… non aveva ancora preso le sembianze di un giocatore di cavalli in un centro scommesse.

Nel 2005 si dedicò infatti alla famosa formula elettorale proporzionale del “quoziente intero e dei più alti resti” (metodo Hare), ma con spirito sostanzialmente maggioritario dovuto a clausole di sbarramento e al forte premio di maggioranza.

La Casa delle Libertà faceva, come sempre, un po’ come gli pareva (Forza Italia, Alleanza Nazionale, Unione dei Democratici Cristiani e di Centro, Lega Nord) mentre l’opposizione “antiberlusconiana” (Italia dei Valori, Democratici di Sinistra, Margherita, Partito della Rifondazione Comunista) fingeva di combattere la legge vergogna (salvo poi mantenerla in vita quando sono andati al governo).

Abbiamo votato ben 3 volte con questo sistema: Prodi nel 2006, Berlusconi nel 2008 e Bersani e Berlusconi nel 2013 fino a che, il 4 dicembre dello stesso anno, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’incostituzionalità di alcune parti della legge, formalmente annullate il 16 gennaio 2014.

Le parti annullate riguardano l’assegnazione dei premi di maggioranza, poiché indipendenti dal raggiungimento di una soglia minima di voti alle liste (o coalizioni), e l’impossibilità per l’elettore di fornire un preferenza. Il premio di maggioranza e l’esclusione del voto di preferenza, perché manifestamente irragionevoli, lesive dei principi di uguaglianza del voto e di rappresentanza democratica, nonché del diritto alla scelta del corpo legislativo, garantito anche dall’art. 3 del Protocollo CEDU.

Oggi le stesse persone che hanno generato mostri incostituzionali stanno decidendo non solo della nuova legge elettorale ma anche di come dovranno essere riorganizzati gli organi più importanti dello Stato italiano.

Le teste sono sempre le stesse, hanno solo dato una rinfrescata con qualche giovane venditore di pentole che distrae il popolo con tweet motivazionali e hashtag speranzosi ma l’unica cosa che è veramente cambiata da allora è l’ordine dei dividendi.

Sono usciti allo scoperto e grazie al Movimento 5 Stelle e tante persone hanno potuto capire che l’unica materia del contendere in quel palazzo è il soldo per se e per gli amici o semplicemente l’accrescimento del potere.

Il senato sarà fatto di nominati, il governo avrà sempre più potere rispetto al parlamento, i cittadini avranno sempre meno strumenti di partecipazione e i giudici avranno meno possibilità di indagare su amministratori e politici.

La casta si difende dal popolo indignato narrando sui media di un’isola che non c’è e intanto consolida il proprio controllo con la disinformazione.

L’italia a 5 stelle sarà di tutti e il Parlamento tornerà ad essere la casa delle istanze dei cittadini. Manca poco, tenetevi pronti…

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