Oggi sono intervenuto per la prima volta al Senato sulla materia della Difesa. Ecco il testo della risposta alle interrogazioni di alcuni colleghi parlamentari:

“Signor Presidente, ringrazio gli interroganti, la senatrice Ginetti e il senatore Gasparri per la duplice opportunità fornita oggi al Dicastero, quella di delineare sinteticamente, ma con chiarezza i contenuti di un’iniziativa senz’altro importante in tema di sicurezza e quella di condividere in modo altrettanto chiaro la posizione italiana al riguardo, dissipando le apprensioni che questa scelta potrebbe aver provocato.

La European Intervention Initiative – Iniziativa di intervento europeo, volendola definire in italiano – è stata promossa dalla Francia con l’obiettivo di sviluppare, attraverso la condivisione di informazioni, una cultura strategica comune ai Paesi che vi aderiscono, al fine di facilitare, se necessario, la rapida attivazione di operazioni per la salvaguardia di interessi strategici condivisi in maniera svincolata dalle dinamiche decisionali dell’Unione europea e della NATO.

Nello specifico, l’iniziativa mira a sviluppare legami tra le forze armate di alcune Nazioni europee, selezionate in base ai criteri della disponibilità di capacità militare e della volontà politica di agire, coinvolgendole in settori chiave quale la situational awareness (analisi degli scenari), il supporto operativo e lo sviluppo della dottrina e delle lezioni apprese. Il progetto, quindi, non promuove la costituzione di una forza, né tende a formare le cosiddette forze armate della UE, né comandi, né assetti per interventi militari.

Questa iniziativa, dopo un periodo di negoziazione seguito dal precedente Governo, è stata ufficializzata con una lettera di intenti che i Ministri della difesa di Francia, Germania, Belgio, Regno Unito, Danimarca, Olanda, Estonia, Spagna e Portogallo hanno firmato lo scorso 25 giugno in Lussemburgo.

Il progetto è ancora nella sua fase embrionale e molto è ancora da definire. Sussistono, tuttavia, sufficienti elementi per una sua valutazione di merito e di opportunità. Nel merito, pur condividendone la finalità principale, ossia il creare una comune cultura strategica europea, sarebbe tuttavia prematuro, considerati gli interessi in gioco, aderire all’iniziativa senza averne prima ponderato l’impatto su importanti progetti comuni già consolidati o in fase di avvio in ambito europeo nel settore della sicurezza e della difesa.

In particolare, sul piano politico un’analisi dei contenuti della proposta fa emergere il concreto rischio che a essere tutelati siano i soli interessi strategici degli Stati aderenti all’iniziativa, interessi che, tuttavia, possono non coincidere con quelli dell’Unione europea nel suo complesso e che proprio l’Italia, al contrario, sta cercando con fatica di far promuovere nella direzione di un’autonoma e concreta capacità di difesa da parte dell’Unione. Sussiste, in altri termini, il rischio di una frammentazione in un’Europa a due velocità: da una parte il gruppo degli Stati selezionati che aderiscono alla proposta; dall’altra quelli che ne restano fuori. Da tale frammentazione potrebbero risultare compromesse sia la credibilità della coesione dell’Unione europea in questo delicato settore sia l’impegno italiano, unanimemente percepito e riconosciuto, nella costruzione di un’unione politica con una forte competenza di sicurezza e difesa.

Passando all’aspetto strettamente tecnico dell’iniziativa, si evidenziano ulteriori potenziali criticità che è necessario approfondire e che sono correlate al pericolo di una duplicazione e dispersione di risorse, nonché alla possibile sovrapposizione a strutture e a meccanismi similari già esistenti o di prevista prossima creazione non solo in ambito Ue, ma anche in quello NATO e multinazionale, con potenziali sprechi di risorse da evitare.

Sul piano dell’opportunità, l’ufficializzazione della European intervention initiative ci sembra non essere del tutto in sintonia con il particolare momento politico che sta vivendo la tanto agognata difesa europea, che vede finalmente una possibilità di concreta realizzazione grazie alla recente attivazione della cooperazione strutturata permanente (PESCO), un successo importante e senza precedenti in ambito UE, il cui obiettivo è proprio lo sviluppo e l’impiego di capacità operative a livello comunitario, capacità che peraltro l’Italia sta contribuendo da protagonista a sviluppare con molteplici progetti già in itinere.

Onorevoli senatori, come credo risulti evidente da quanto ho detto, questo Governo non si oppone, in linea di principio, alle finalità perseguite dalla European intervention initiative, se orientate allo sviluppo di una cultura strategica integralmente europea e se a salvaguardia di interessi strategici realmente comuni. In questo senso siamo attenti a coglierne ora i concreti sviluppi, valutandone progressi e risultati per eventuali nostre decisioni future.

Nello stesso tempo – e mi rivolgo a quanti, temendo l’isolamento nazionale, considerano a priori l’iniziativa come un treno da non perdere – non possiamo ignorare ciò che è emerso dal lungo lavoro dedicato al perfezionamento della lettera di intenti condotto dal precedente Governo. Mi riferisco al rischio di una possibile sovrapposizione con la PESCO, una realtà naturalmente inclusiva e orientata a perseguire i fini e gli interessi di tutta l’Unione europea.

Per questi motivi l’Italia, ritenendo molto più remunerativo operare dall’interno dell’Unione per il miglioramento degli strumenti disponibili, ribadisce, almeno per il momento, il proprio prioritario impegno nei progetti PESCO, nel cui ambito ritiene molto più utile includere l’iniziativa in parola.”

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