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Iran-Usa: la mia intervista per il Corriere della Sera

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Questa, per chi volesse approfondire, è l’intervista integrale che ho rilasciato al Corriere della Sera. Buona lettura!

1 – L’Italia deve ritirare le truppe dall’Iraq? Ci sono 926 soldati. Come si fa a migliorare la loro sicurezza?

Tutelare i nostri militari all’estero è prioritaria nazionale. La Coalizione internazionale sta pianificando una parziale ridislocazione degli assetti ma la missione continua. Nessuna iniziativa sarà improvvisata sulla base di impulsi estemporanei. Nelle basi militari sono state innalzate le misure di sicurezza attuando dispositivi e protocolli più stringenti.

2 – Che cosa succede ora ai soldati italiani? La Germania ha annunciato ritiro parziale, le missioni saranno rifinanziate?

Ad oggi non c’è alcuna interruzione formale della missione e degli impegni assunti da parte dell’Italia con i partner internazionali. Ogni decisione verrà concordata nell’ambito della Coalizione nei luoghi deputati. Sul rifinziamento delle missioni sarà il Parlamento sovrano ad esprimersi proprio nelle prossime settimane.

3 – L’assassinio di Soleimani è un atto di giustizia contro un terrorista o un omicidio politico?

Per la prima volta è stato violato un codice non scritto che vige da sempre in ambito Intelligence. Esistono delle prassi consolidate sulla gestione delle crisi per chi opera a vario titolo nel mondo delle relazioni internazionali. L’uccisione del Generale Soleimani contribuisce all’ulteriore destabilizzazione di una situazione già molto precaria nella regione. Gli Stati Uniti hanno varcato un confine che ad oggi non era stato mai messo in discussione.

4 – Trump minaccia rappresaglie sproporzionate su siti anche culturali. Un crimine di guerra, come dice Ocasio-Cortez o una risposta legittima?

In ogni caso sarebbe una follia perchè i siti storici rappresentano l’identità stessa di un popolo che ha prodotto nella storia incredibili eccellenze culturali. Dal pentagono hanno già smentito questa possibilità e, a dire il vero, oggi sono molto più preoccupato per i bambini, le donne e gli uomini che abitano quella regione del mondo.

5 – Trump e Pompeo non hanno chiamato Di Maio né Conte. L’Italia è isolata dal pdv internazionale e irrilevante da tempo, ben prima del governo Conte. Come contare di più?

Grazie al Presidente Conte stiamo ricostruendo un rapporto con gli USA basato sulla serietà e sul rispetto delle reciproche posizioni. Il nostro Paese negli ultimi anni ha purtroppo pagato a livello internazionale una debolezza frutto della litigiosità interna. Oggi siamo un interlocutore che esprime chiaramente la propria linea, nel bene e nel male. Lasciamo lavorare i ministri Di Maio e Guerini. In questo momento sono impegnati in tavoli internazionali ed hanno le informazioni adeguate per valutare la situazione e prendere le giuste decisioni. Evitiamo polemiche preventive, ci sarà tempo per valutare la qualità delle azioni di governo.

6 – L’impressione è che questo governo, e anche i precedenti, non abbiano mai considerato la politica estera una priorità, concentrandosi sulle questioni domestiche.

La politica estera ha bisogno di una programmazione lungimirante, scevra dai condizionamenti delle diatribe interne. Bisognerebbe dimostrarsi più maturi lavorando a spazi allargati di condivisione politica. Un’idea che mi piacerebbe si concretizzasse in questo esecutivo è una “stanza dei saggi” al servizio dei Governi. Parlo di un luogo, riconosciuto dal Parlamento sovrano, che abbia il compito di individuare il “perimetro di interesse nazionale” del nostro Paese, preservando quindi l’efficacia di azioni a lungo termine e il raggiungimento di obiettivi che necessitano un più ampio respiro. La rilevanza strategica di questa azione consentirà di dare continuità e lungimiranza anche nell’alternanza dei governi.

7 – L’Europa, sul piano dei valori, è più affine agli Usa o alla Russia? Stare con Iran o Israele?

Ragionare per vecchi schemi non aiuta a comprendere la complessa situazione geopolitica di oggi. Il bipolarismo è stato superato dalla nascita di nuovi aggregati socioeconomici sul versante asiatico. L’Europa deve sentirsi e restare Europa senza identificarsi in altri grandi blocchi.
I nostri ragazzi sono nati europei, sono la generazione dell’Erasmus e, sebbene ci siano ancora divergenze tra Stati, sono sicuro che la prossima generazione sarà quella realmente protagonista nella costruzione di un’Europa unita.

8 – Di Maio è ultra pacifista e spiega che prender parte significa rischiare ritorsioni e anche rischi sull’immigrazione. E’ d’accordo?

Do per scontato che questo approccio sia un valore condiviso e che la nostra cultura democratica riesca ad arginare sempre e comunque chi vede la soluzione delle controversie internazionali nella guerra. In questo momento è importante invitare tutti al dialogo per abbassare quanto più possibile la tensione. Ogni paese deve fare la sua parte e Luigi Di Maio, nel suo ruolo di Ministro degli Esteri, sta portando avanti in queste ore un importantissimo lavoro.

9 – E’ opportuno ora andare in Libia con la missione Ue a trattare con Haftar, accusato delle bombe ai cadetti, con 30 morti?

L’episodio è da condannare fermamente a prescindere da chi l’abbia eseguito. L’Italia ha sempre giocato un ruolo di prim’ordine nello sviluppo del Mediterraneo, continueremo quindi a fare di tutto per favorire la stabilizzazione della Libia dove ci sono in gioco interessi strategici nostri e dell’Europa. Il vertice straordinario che si è tenuto ieri a Bruxelles ha rappresentato un passo in avanti nella cooperazione con Francia e Germania.

10 – L’Europa è divisa. Gb sta con Trump, la Francia sembra voler difendere i suoi interessi, vicini ad Haftar. Che fare?

Ricordiamoci che l’Unione europea nasce per essere unita, oltre le differenze. Oggi non possiamo ancora parlare di un’Europa forte, decisa e compatta perché ogni Paese del Vecchio Continente ha un proprio DNA. Dobbiamo però imparare a muoverci congiuntamente, nasciamo dalle macerie delle guerre dello scorso secolo e dobbiamo essere determinati a impedire il ripetersi di massacri e devastazioni di qualsiasi portata. Ovviamente non possiamo nascondere che gli interessi dell’Italia in Libia sono tanti e devono essere preservati.

11 – In Libia si prospetta una spartizione tra Russia e Turchia. Noi siamo assenti, pur avendo molti interessi, a partire dalla Tripolitania e dai terminali Eni. Ci conviene ed è giusto trattare con Erdogan, che pure sembra pervaso da tentazioni imperiali neo-ottomane?

Erdogan dopo essere stato lasciato ai margini dei tavoli internazionali è entrato in gioco per perseguire i suoi obiettivi strategici ed incrementare l’influenza nell’area. Avremmo dovuto evitare la destabilizzazione di una regione che ormai si è trasformata nell’ennesimo terreno di scontro tra nazioni e internamente tra diverse fazioni. Purtroppo l’Europa non è unita e noi continuiamo a subire i danni di progetti scellerati decisi da altri. Se vogliamo avere un ruolo determinante dobbiamo parlare con tutti, anche con i Turchi, mettendo però in conto che le soluzioni potrebbero prevedere sconvolgimenti geografici tali da non escludere una divisione tra Tripolitania e Cirenaica. Per fare questo bisogna essere più sensibili agli attuali equilibri tra le diverse fazioni libiche e parlare con tutti a tutti i livelli, libici per primi.

12 – Sono in gioco anche i nostri rapporti di amicizia con Israele, nemico giurati di Teheran.

I nostri rapporti con Israele oggi si basano principalmente sulla cooperazione tecnologica in alcuni settori strategici, sulla conservazione dei flussi commerciali e sulla serietà della nostra diplomazia. Non dimentichiamo che questa relazione nasce da una storia molto più lunga tra i nostri popoli, che nei secoli hanno condiviso valori, idee e aspirazioni.
Quando si parla di ricerca e sviluppo si deve ragione per cooperazione e mai per competizione.

13 – Fu sbagliato l’intervento internazionale in Libia nel 2011, che portò alla morte di Gheddafi?

Assolutamente si. Nel 2011 fu fatto un grande sbaglio. Sarebbe opportuno ricordare gli errori del passato e non ripeterli visto che i primi a riconoscerlo sono stati proprio i protagonisti di quella violenta campagna. Questo lo ricordo a beneficio di chi, in questi giorni, sembra avere perso la memoria ed il controllo delle dichiarazioni in nome di un rafforzamento dei propri interessi politici.

14 – È opportuno il viaggio di Di Battista in Iran?

Alessandro si occupa di cooperazione internazionale da molto prima della sua esperienza politica. Se ritiene utile voler portare un messaggio di pace al popolo iraniano in un momento di grande crisi credo che sia totalmente in linea con ciò in cui crede e che rappresenta per tanti italiani. La politica ha altri strumenti più solidi e potenti per stoppare qualunque forma di violenza ed abbiamo la responsabilità di utilizzarli nel migliore dei modi.

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