Leonardo cyber security finmeccanica

E’ necessaria una gestione geopolitica e di sviluppo industriale all’altezza delle complessità proprie del mercato della Difesa e dell’innovazione tecnologica.

Leonardo ha coraggiosamente fatto emergere problematiche che affliggono il difficile rapporto tra Sistema Paese e l’universo industriale dei settori più delicati.

Iniziative censurabili hanno portato all’adozione di provvedimenti draconiani sintomo di una trasparenza indispensabile in un contesto storico di così evidente fragilità.

Condivido pienamente la scelta di fare pulizia nel ramo cyber security di Leonardo dopo tutti i sospetti e le ombre emerse sui rapporti con i fornitori. Auspico che siano fatte approfondite verifiche anche relativamente i contatti e le frequentazioni con appartenenti ai servizi di intelligence italiani. Risulta imprescindibile conoscere, nelle opportune sedi istituzionali, la verità. Questo perché lo scenario cyber, i cui contorni sono di difficile definizione per la prevalente immaterialità della componente digitale, impone la presenza di manager specializzati che garantiscano affidabilità e un approccio serio ad un settore che condiziona il regolare ciclo biologico di qualunque Nazione.

il fatto quotidiano ciber security leonardo
Articolo de “il fatto quotidiano”

Prima il caso Montante/Confindustria ora quello Biraghi/Leonardo ci impongono una seria riflessione sulla nostra capacità di tutelare e auto monitorare settori strategici per la Sicurezza dello Stato italiano. Il nostro governo lavorerà anche su questo suggerendo una governance ben precisa ed efficace.

Le ripercussioni sui titoli, fortissime e negative, danneggiano inesorabilmente un’azienda ricca di risorse e di persone di altissimo valore professionale, che tutto il mondo ci invidia. Un’azienda che è un asset imprescindibile del Sistema Paese.
Gli uomini e le donne di Leonardo, pertanto, non devono preoccuparsi. Dal governo verrà al più presto posta debita attenzione sui fatti correnti e si farà tutto quanto necessario per salvaguardare un gioiello di Stato come la ex Finmeccanica.

Ce lo impone il complesso quadro geopolitico caratterizzato da scenari aggressivi e instabili che si stanno delineando in Europa non solo per il tema dell’immigrazione ma anche, soprattutto, per quello della Difesa Europea. Proprio oggi abbiamo appreso con rammarico che la britannica Bae Systems si è aggiudicata la gara da 25,7 miliardi di dollari per la fornitura di 9 fregate antisommergibile destinate alla Marina militare australiana. Battuta la nostra Fincantieri che aveva riposto grandi speranze nella gara e quindi brutte notizie anche per Leonardo che fornisce al colosso della cantieristica italiano gli armamenti e le tecnologie delle navi militari.

L’Italia deve disporre di una industria che metta a disposizione professionalità e creatività per proteggere gli interessi istituzionali, imprenditoriali, sociali in linea con gli obiettivi di Governo. Il cambiamento parte anche grazie alla convergenza tra pubblico e privato: la dimensione cyber è trasversale ad ogni ambito e può essere il volano per un rilancio industriale che ha come ricaduta la maggior sicurezza del Paese.

Da anni è evidente l’assenza di una vera strategia industriale, carenza incontrovertibile determinata anche dall’assenza di un gruppo dirigente politico nel Paese capace di elaborare una visone geopolitica e di sviluppo industriale all’altezza delle complessità che il mercato della Difesa e dell’innovazione tecnologica si portano dietro.

Abbiamo iniziato a lavorare con passione e decisione proprio per invertire questa tendenza e per costruire quel “sistema paese” tanto spesso nominato ma mai realmente concretizzato.

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