Home Attività di Governo Il ruolo della massima autorità politica nel comparto Difesa | Difesa Collettiva

Il ruolo della massima autorità politica nel comparto Difesa | Difesa Collettiva

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elisabetta trenta ministro difesa collettiva
  • Qual’è il rapporto tra Forze Armate e Costituzione?
  • Quali sono i compiti istituzionali del Ministro della Difesa?
  • Come sono organizzate e quali sono i compiti delle Forze Armate?
  • Quali sono le linee programmatiche del Ministero della Difesa approvate dal Parlamento?

 

Come ha detto il professore prima,  il Capo delle Forze Armate è il Presidente della Repubblica, che ne ha il comando. Presiede il Consiglio Supremo di Difesa che è costituito secondo la legge e può dichiarare lo stato di guerra.

Consiglio Supremo di Difesa 2019
foto del consiglio che si è svolto quest’anno nel mese di novembre

Il Consiglio Supremo di Difesa è composto da:

  • Presidente del Consiglio dei Ministri
  • Ministro per gli Affari Esteri;
  • Ministro dell’Interno;
  • Ministro dell’Economia e Finanze;
  • Ministro della Difesa;
  • Ministro dello Sviluppo Economico;

E’ un organo di rilevanza costituzionale, preposto all’esame dei problemi generali politici e tecnici, attinenti alla sicurezza e alla difesa Nazionale.

E’ presieduto dal Capo dello Stato, il Segretario Generale della Presidenza della Repubblica, il segretario Consiglio Supremo di Difesa.

Partecipa anche il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ed in circostanze particolari possono essere chiamati a prendere parte delle riunioni anche i capi di Stato Maggiore di Forza Armata, il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, il Presidente del Consiglio di Stato e altri soggetti ho personalità che siano in possesso di particolari competenze in campo scientifico, industriale, economico o esperti in problemi militari.

Un altro articolo che ha rilevanza nell’ambito della Difesa è l’articolo 52.

servizio militare obligatorio articolo 52 costituzione

Ho voluto inserirlo in questa presentazione perché ultimamente si è parlato molto di leva militare.

C’è chi sostiene che l’Italia ha bisogno della leva militare perché “i nostri ragazzi non hanno più i valori…”

La leva militare non è stata abolita, è stata soltanto sospesa dopo 144 anni.

E’ stata istituita nel 1861 con l’Unità d’Italia e “sospesa” nel 2005 perché al momento la minaccia da fronteggiare non è così impegnante da giustificare una leva militare.

Perché la leva militare non è stata abolita?

Perché non vuol dire che le cose non possano cambiare e quindi volendo si potrebbe riattivare, anche se, in questo momento, non abbiamo più neanche le risorse a causa di un processo di revisione e della dislocazione di caserme e infrastrutture militari su tutto il territorio nazionale.

D’altra parte c’è una processo che invece è avvenuto dopo l’abolizione della leva militare che è invece la “professionalizzazione dei militari” che è qualcosa a cui non vogliamo rinunciare perché ha portato grandissimi benefici e grandissimo riconoscimento dell’attività che viene svolta dai militari italiani non solo in Italia, ma anche all’estero.

Perché partecipiamo alle missioni militari se l’Italia ripudia la guerra?

missioni militari italia ripudia la guerra

Un altro articolo di cui a volte si parla citandone soltanto la prima parte, è l’articolo 11 della Costituzione:

“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.

Nella seconda parte, lo stesso articolo dice:

consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo“.

Per questo, nelle immagini vedete il simbolo delle Nazioni Unite e il simbolo della NATO.

Approfondiremo questo argomento quando parleremo delle missioni della Difesa.

I compiti istituzionali del Ministro della Difesa

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I compiti istituzionali del Ministro della Difesa, vengono disciplinati dall’articolo 10 del Decreto Legislativo 15 marzo 2010 n.66:

“1. Il Ministro della difesa, preposto all’amministrazione militare e civile della difesa e massimo organo gerarchico e disciplinare:

a) attua le deliberazioni in materia di difesa e sicurezza adottate dal Governo, sottoposte all’esame del Consiglio supremo di difesa e approvate dal Parlamento;

b) emana le direttive in merito alla politica militare, all’attività informativa e di sicurezza e all’attività tecnico-amministrativa;

c) partecipa direttamente o tramite un suo delegato a tutti gli organismi internazionali ed europei competenti in materia di difesa e sicurezza militare o le cui deliberazioni comportino effetti sulla difesa nazionale;

d) approva la pianificazione generale e operativa interforze con i conseguenti programmi tecnico-finanziari, nonché la pianificazione relativa all’area industriale, pubblica e privata, di interesse della Difesa.

2. Il Ministro della difesa, inoltre, propone al Presidente del Consiglio dei ministri, la relazione annuale da presentare al Parlamento, in ordine allo stato della disciplina militare e allo stato dell’organizzazione delle Forze armate, in relazione agli obiettivi di ristrutturazione, riferendo, in particolare:

a) sul livello di operatività delle singole Forze armate;

b) sul grado di integrazione del personale militare volontario femminile;

c) sull’azione della Direzione generale della previdenza militare, della leva e del collocamento al lavoro dei volontari congedati;

d) sul conseguimento degli obiettivi di reclutamento dei volontari necessari ad assicurare l’operatività delle Forze armate;

e) sullo stato dei reclutamenti nelle carriere iniziali delle Forze di polizia a ordinamento civile e militare e del Corpo militare della Croce rossa.

3. Il Ministro della difesa, altresì, può sopprimere o riorganizzare, con proprio decreto, emanato su proposta del Capo di stato maggiore della difesa, enti e organismi nell’ambito del processo di ristrutturazione delle Forze armate, fermo restando il disposto dell’ articolo 177” codice dell’ordinamento militare, che riguarda procedure aggravate per la soppressione dei reparti dell’Arma dei Carabinieri che avvengono con la stesso del Ministro della Difesa e di concerto con il Ministro dell’Interno,qualora si tratti di comandi che svolgono servizio o attività di pubblica sicurezza e ordine pubblico.

L’organizzazione delle Forze Armate

organizzazione e compiti delle forze armate

Il Ministro della Difesa lavora insieme e a stretto contatto con i Sottosegretari alla Difesa e con l’Ufficio di Gabinetto.

E’ responsabile di due principali settori: l’area Tecnico-Operativa e l’area Tecnico Amministrativa.

L’area Tecnico-Operativa ha a capo il Capo di Stato Maggiore della Difesa, il Generale Vecciarelli.

Il Capo di stato maggiore della Difesa, oltre ad essere responsabile per ciascuna delle Forze Armate (a capo delle quali c’è il Capo di Stato Maggiore della Forza Armata o il Comandante Generale dei Carabinieri nel caso specifico), è responsabile anche dei comandi a connotazione “JOINT” che sono:

  • il Comando Operativo di Vertice Interforze;
  • il Comando Interforze per le Forze Speciali;
  • il Centro Alti Studi per la Difesa.

L’area Tecnico Amministrativa ha a capo il Segretario Generale della Difesa, il Generale Falsaperna.

In base al codice dell’ordinamento militare, il Segretario Generale dipende direttamente dal Ministro della Difesa, per quelle che sono le attribuzioni amministrative 10:50 , dipende dal Capo di Stato Maggiore della Difesa, per le attribuzioni Tecnico-Operative.

organizzazione forze armate difesa

Le missioni delle Forze Armate

La prima missione che riguarda la Difesa dello Stato contro ogni possibile aggressione per salvaguardare l’integrità del territorio nazionale, per difendere i confini, salvaguardare gli interessi vitali del paese, delle aree di sovranità nazionale e dei connazionali all’estero e la sicurezza e l’integrità delle vie di comunicazione e di accesso al paese.

E’ l’area tradizionale che noi conosciamo da sempre.

La seconda missione e la terza missione sono delle missioni che si svolgono al di fuori dei confini nazionali e sono collegate direttamente alla seconda parte dell’articolo 11, laddove si dice che l’Italia interviene a salvaguardia della sicurezza internazionale e della pace anche al di fuori dei suoi confini.

La quarta missione è quella dei concorsi e dei compiti specifici. Quell’area in cui le Forze Armate collaborano con le altre amministrazioni dello Stato alla realizzazione di compiti che sono dei compiti che sono più propriamente civili, ma per l’assolvimento dei quali sono necessarie alcune caratteristiche che sono proprie delle Forze Armate.

E’ il motivo per cui, ogni volta che in Italia accade una tragedia grande o piccola, la prima esclamazione che si sente è “chiamiamo l’Esercito”. 12:45 E’ quel senso di sicurezza in più che hanno i cittadini italiani in alcuni momenti.

Quest’ultima area sta assumendo un ruolo sempre più determinante per la sicurezza nazionale.

Andando a vedere quelle che sono le tendenze delle minacce future, vicino a una minaccia che da militare sta diventando sempre più ibrida, esiste sempre più forte una minaccia legata al cambiamento delle condizioni climatiche che porta non soltanto situazioni ambientali molto pericolose come inondazioni, terremoti ma abbiamo, per esempio, il problema delle migrazioni che sono e possono diventare  comunque, qualora non siano regolate e gestite, dei fattori di instabilità, che quando raggiungono livello molto alto possono richiedere il concorso delle Forze Armate insieme alle Forze di Polizia.

Questo non significa assolutamente che le Forze Armate si sostituiscono alle Forze di Polizia, ma che appunto “concorrono” all’interno di un coordinamento civile.

Le operazioni delle Forze Armate

L’Italia è impegnata, in questo momento, in Italia e all’estero.

Attualmente ci sono 6000 unità (i numeri potrebbero essere leggermente cambiati rispetto a questi) impegnate su operazioni internazionali, 7200 unità impegnate su operazioni nazionali.

Questo per giustificare quello che vi stavo dicendo, che in questo momento la quarta delle missioni sta assorbendo molto perché c’è proprio una necessità.

Nelle missioni all’estero abbiamo quindi  circa 6000 militari impegnati in 35 missioni, in 23 paesi.

Operazioni internazionali italia forze armate difesa

Queste missioni possono essere in ambito ONU, in ambito Unione Europea oppure in ambito NATO. Di queste missioni mi fa piacere citarne due, perché sono le due di cui in queste ultime settimane si è parlato un po’. Una è la missione del Libano, missione iniziata nel 1978 e che doveva ristabilire le relazioni pacifiche tra Israele e il sud del Libano.

Dal 1978 a oggi è stata purtroppo rinnovata più volte, sempre in conseguenza a crisi militari, l’ultima volta nel 2006. Noi siamo stati sempre presenti sotto la bandiera delle Nazioni Unite e quest’anno abbiamo di nuovo il comando della missione con “l’Head of Mission Force Commander” che è il generale di divisione Stefano Del Col15:57

Il ruolo dell’Italia è molto apprezzato il Libano,  perché noi siamo capaci di non prendere parte per nessuno ed è importante mantenere questa capacità di distanza in un momento in cui è ancora necessario che i due paesi si accordino, perché ad esempio, è stata delimitata una bluline, ma ci sono delle aree della Blue Line su cui ancora si discute e ancora debbono essere delimitati i confini marittimi tra i due paesi.

Noi svolgiamo lì un ruolo di grande equilibrio.

Partecipare in questo tipo di missioni militari, è un grande strumento anche di politica estera ed è un grande strumento per il nostro paese per una collocazione di assoluto rilievo nell’ambito del panorama internazionale.

L’altra operazione a cui voglio accennare, è l’operazione Sofia.

Di questa operazione si è parlato per un po’ di tempo non correttamente, perché è stata attribuito a Sofia il fatto di essere uno strumento per l’immigrazione.

Come voi tutti sapete ogni nave, anche una piccola barchetta di un pescatore, se questo si trova in mare e ci sono delle persone che stanno affogando, deve salvarle. E’ capitato che questo sia stato svolto dalle nostre navi, ma io posso dirvi che da giugno a oggi le navi di Sofia hanno portato in salvo solo 106 migranti, cioè un numero molto piccolo che non può metterci paura.

Sofia è stata un’operazione molto importante, per questo io mi sono battuta perché venga prorogata o si possa trovare una soluzione alternativa.

Attraverso Sofia noi siamo riusciti a far crescere le capacità della Guardia Costiera Libica, la quale adesso interviene coordinata da Sofia, che assiste anche attraverso l’utilizzo dei droni e degli aerei, non solo nelle navi, per avvisare quando i gommoni che prendono il largo.18:23

Devo dire che l’operazione Sofia ha ricevuto anche il plauso degli organismi internazionali con cui sta collaborando, anche per l’attività di collaborazione con IOM (International Organization for Migration) E ONHCR (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati).

Anche questa operazione ci colloca, dal punto di vista internazionale e dal punto di vista della politica estera, in una situazione di riferimento per tutti i paesi che come noi condividono le rive del Mediterraneo.

attività forze armate

Questi sono i tre tipi di attività che possono essere svolte:

  1. l’attività di vigilanza;
  2. l’attività di servizi;
  3. concorsi e compiti specifici.

L’operazione Strade Sicure

L’attività di vigilanza che noi tutti conosciamo, è per esempio l’operazione Strade Sicure.

L’operazione Strade Sicure è iniziata del 4 agosto 2008, il personale delle Forze Armate è posto a disposizione dei Prefetti ed è impiegato dai Prefetti per servizi di vigilanza a siti obiettivi e siti sensibili, oppure in perlustrazione e pattuglia congiuntamente alle Forze di Polizia.

Come ho detto prima non c’è una sostituzione delle Forze Armate con le Forze di Polizia e, quando ci sono delle motivazioni particolari e delle crisi particolari, come è stata e come purtroppo ancora oggi è la questione della Terra dei Fuochi, l’operazione può essere estesa per curare anche questi aspetti e quindi anche per prevenire o per reprimere dei reati ambientali.

L’operazione Mare Sicuro nel Mediterraneo

Un’operazione della Marina Militare è l’operazione Mare Sicuro nel Mediterraneo.

A seguito dell’aggravarsi della minaccia terroristica si è reso necessario un potenziamento del dispositivo aeronavale dispiegato nel Mediterraneo centrale per tutelare i molteplici interessi nazionali che oggi sono esposti a rischi crescenti determinati dalla presenza di entità estremiste e assicurare coerenti livelli di sicurezza marittima.

La “Nato Air Policing”

Un attività che viene svolta dall’Aeronautica Militare, che contribuisce al sistema di sicurezza internazionale anche mediante il servizio di difesa dello spazio aereo.

Dopo gli eventi del 11 settembre 2011 la difesa aerea è totalmente integrata nella NATO e i caccia dell’Aeronautica Militare sono inseriti in un servizio di prontezza e reazione rapida per concorrere alla sorveglianza dello spazio aereo, non solo italiano ma anche dei paesi limitrofi come la Slovenia e l’Albania. Si tratta dell’attività di Nato Air Policing.

Infine questi sono dei servizi che tutti noi conosciamo ma a volte non ci rendiamo conto che sono svolti da dalle Forze Armate:

  • Il Servizio Meteorologico
  • il Servizio Meteomont che ci dice le condizioni della Neve;
  • la vigilanza delle piste;
  • le bonifiche;
  • trasporti sanitari d’urgenza

gli interventi dell’Arma Genio in occasione dei terremoti, la demolizione, la rimozione e il trasporto delle macerie, la tutela dei Beni Archeologici (salvare pezzettini di statue o di quadri che erano nelle chiese che sono state distrutte) e in generale l’attività di soccorso alle popolazioni alluvionate; Anche quest’anno abbiamo avuto un grande esempio di quanto questa attività sia preziosa.

Le linee programmatiche del Ministero della Difesa

linee programmatiche ministero difesa

La difesa può essere vista per se stessa e quindi con un approccio “difesa-centrico”, oppure può essere vista all’interno di un quadro globale di “sicurezza collettiva”, quindi come una delle basi della sicurezza collettiva insieme a tutte le altre.

Vision ministero della difesa

La Difesa è l’unica che mantiene la prerogativa dell’uso della forza militare: quando ci troviamo in una situazione (speriamo mai più) in cui dovesse essere usato usata la forza militare sul sul suolo italiano è la difesa che guida e tutte le altre amministrazioni che possono in qualche modo supportare.

Quando siamo in una situazione diversa, come può essere una situazione di Protezione Civile o in una situazione di difesa civile, sono altre amministrazioni dello Stato che hanno la guida di questo sicurezza collettiva, e la Difesa interviene a supporto delle amministrazioni dello Stato.

progetto duplice uso sistemico difesa impiego innovativo delle forze armate al servizio del paese

Quello che nel passato non è stato fatto è “sistematizzare il ragionamento”: quando le cose non vengono pensate prima in una prospettiva strategica, succede che si hanno delle duplicazioni, sprechi di risorse e bisogna quindi ripianificare e progettare ogni volta come si interviene insieme, cosa che nell’emergenza può essere molto difficile.

Ecco perché nell’emergenza la Difesa diventa preziosa, perché riesci a fare quella attività di pianificazione veloce che le altre amministrazioni non sono abituate a fare.

Quindi in realtà la vision non è qualcosa di nuovo, ma è qualcosa che bisogna “sistematizzare”.

A questo proposito ho avviato e stiamo avviando un percorso interdicasteriale sistemico: le varie amministrazioni si stanno già incontrando per analizzare insieme quali sono possibili progetti di collaborazione, categorizzare e mappare le capacità a duplice uso della Difesa, recepire delle indicazioni da noi circa le ulteriori capacità militari a duplice uso che la difesa potrebbe sviluppare per metterle a disposizione delle altre amministrazioni.

Il nostro obiettivo è organizzare anche un evento dimostrativo che possa rappresentare come possiamo lavorare meglio insieme.

Pensiamo a quello che si è verificato a Genova (Ponte Morandi): la Difesa ha a disposizione un satellite capace di leggere tutti i dati e metterli da parte. Noi dobbiamo andare a leggere i dati sulla base di quelle che sono le nostre necessità. Se il satellite è dedicato solo alla difesa, è chiaro che solo la difesa legge quello che gli interessa. Se noi pensiamo prima come organizzare un sistema di collaborazione, quel satellite può costare di meno perché lo paghiamo tutti insieme e ottimizzando i nostri budget e ogni amministrazione può ricevere i dati che le interessano.

Non è una cosa rivoluzionaria ma è necessario organizzarsi per poterla fare.

Lo stesso vale per l’uso dei droni.

Che senso ha che l’Aeronautica abbia dei droni è che utilizzi dati soltanto per uno scopo militare, quando poi gli stessi dati possono essere preziosi per il ministero dell’ambiente,  il Ministero dell’Agricoltura, per il Ministero dei Beni Culturali?

Questo è il processo che vogliamo avviare per arrivare a quella che abbiamo chiamato strategia di sicurezza sistemica da mettere a disposizione della Presidenza del Consiglio dei Ministri per rafforzare la resilienza complessiva del sistema paese.

E’ chiaro che quando parliamo di ministeri e amministrazioni che lavorano insieme dobbiamo superare da una parte la paura di ognuno di noi di perdere delle competenze (non le stiamo perdendo le stiamo solo mettendo una vicino all’altra), e portare il coordinamento ad un livello più alto che è il coordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Questo è un esercizio di pensiero che noi stiamo facendo insieme alle altre amministrazioni.

C’è tanto entusiasmo e spero davvero che possiamo riuscire a lanciare questa strategia.

La conseguenza è la trasformazione dello strumento militare anche in chiave duplice uso sistemico, che in inglese abbiamo definito “Multi-purpose by Design“.

Anche un sistema di armamento può essere a duplice uso.

Per comprendere meglio il significato del concetto del “duplice uso” basta pensare che se le tende della protezione civile e le tende dell’esercito se sono dello stesso colore forse è meglio, perché mettendole tutte insieme si evita di finire per “litigare” sostenendo – ad esempio – di non avere le tende quando di tende nel paese ce ne sono tante.

Quindi l’obiettivo finale è rendere domani sistemico ciò che oggi è ancora frammentario.

industria italiana difesa e ricerca

Il settore delle tecnologie avanzate è un asset strategico del paese.

C’è una sinergia tra il comparto industriale della sicurezza e difesa e il mondo militare. Molte volte le innovazioni che hanno avuto delle ricadute importantissime nel settore civile sono nate come innovazioni militari. La ricerca militare ha delle ricadute essenziali, pensiamo a internet, la TAC e molte cose e tecnologie che noi utilizziamo ogni giorno.

Quindi è importante una collaborazione e un supporto all’industria della Difesa che deve essere indirizzata anche dalle nostre linee strategiche. Multi-purpose by design significa che se io sto pensando a un nuovo elicottero se lo penso con il gancio che mi può essere utile anche per poter trasportare le benne per raccogliere l’acqua e spegnere un incendio, io poi non ho il problema di comprare un altro elicottero che possa fare la stessa cosa. Significa, quindi, pensare da prima anche alcune tecnologie perché possano essere utilizzate non soltanto dalla Difesa.

Ecco questo è il cambiamento che Spero riusciremo a realizzare, vi ringrazio per l’attenzione.

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