Home Attività di Governo Le Forze Armate ieri, oggi e domani | Enzo Vecciarelli – Difesa...

Le Forze Armate ieri, oggi e domani | Enzo Vecciarelli – Difesa Collettiva

4836
0
Enzo Vecciarelli Difesa Collettiva le forze armate ieri, oggi e domani

Un sentito buongiorno a tutti a iniziare dal Presidente Roberto Fico, dal Ministro Elisabetta Trenta, i sottosegretari, i Presidenti della commissione Difesa di Camera e Senato, a tutti voi che avete voluto essere con noi oggi.

Il Sottosegretario Tofalo mi ha assegnato un compito che chiaramente riguarda la mia persona, quindi vorrei illustrare, e spero di farlo in una maniera sintetica ma comprensibile, la mia carica, così come dare uno spaccato di quello che la difesa è stata ieri, oggi e possibilmente domani.

Ringrazio in particolare il Sottosegretario Angelo Tofalo, oltre che per le belle parole che ha usato nei confronti dei miei uomini delle mie donne, ma anche per avere organizzato questo ciclo di incontri dedicati alla Difesa Collettiva, perché ritengo che ciò di cui oggi la Difesa italiana ha veramente bisogno, prima ancora dei mezzi e dei finanziamenti, è proprio una maggiore diffusione della cultura della sicurezza e una maggiore comprensione dei temi e delle problematiche associate alla Difesa.

Mi accingo a presentarvi le mie riflessioni con un approccio per argomenti, con l’intento di superare una Mera elencazione dei compiti.

Vorrei illustrare le mie prerogative e quindi quella che è la possibile evoluzione della Difesa, superando la corteccia esterna delle Forze Armate e quella normativa per fare intravedere e apprezzare l’anima intima, quella valoriale, di fatto sempre immutata nel tempo, delle nostre forze armate.

Il perimetro normativo con il quale vengono definite le competenze del Capo di Stato Maggiore della Difesa, è principalmente riferibile ai decreti attuativi dell’ordinamento militare promulgati nel 2010.

In tali decreti la figura del Capo di Stato Maggiore racchiude in sé la duplice connotazione ed i ruoli di Capo delle Forze Operative e quello di Capo di un grande staff, di comandante e di manager militare in un continuo rimando biunivoco tra azione e pensiero.

Questa lettura incrociata di ruoli deriva da quanto stabilito dalla legge sui vertici militari del ’97, avente come il cardine il principio dell’unicità e unitarietà di comando.

Tale necessità nasceva dall’esigenza di adattare l’organizzazione dello strumento militare all’evoluzione dello scenario geopolitico e delle minacce che in esso si manifestavano.

In precedenza in uno scenario di confronto prettamente bipolare le forze armate venivano gestite prevedendo una diretta interazione tra i singoli capi di Stato Maggiore e l’autorità politica cui risaliva la responsabilità di coordinarne le azioni.

Il Capo di Stato Maggiore della Difesa, in tale modello policentrico, era un primus inter pares non gerarchicamente sovraordinato ai capi delle singole Forze Armate.

L’evoluzione dello scenario verso un contesto unipolare e della minaccia verso connotazionei asimmetriche e di maggiore diffusione geografica, ha generato al tempo l’esigenza di far convergere la gestione e l’impiego dello strumento militare in un’unica figura, con reale capacità e unicità di comando.

Un cambiamento gerarchico, quello introdotto al tempo, che ha consentito di realizzare e consolidare sempre di più un approccio collettivo per la difesa del paese.

La successiva mutazione della situazione internazionale, il comparire di nuove minacce e modalità di competizione tra Stati, caratterizzati ora da una maggiore e assertività declinata sempre di più anche attraverso spregiudicate offensive culturali e campagne politiche veicolato attraverso il Sacro Space, impone ora un’ulteriore evoluzione per lo strumento militare.

Nell’impossibilità di un suo ampliamento questa dovrà declinarsi attraverso un ancora più spinta sinergizzazione, una ancora più rapida integrazione delle diverse componenti e con l’ottenimento della superiorità informativa e decisionale.

L’obiettivo è quello di non limitarsi a una risposta reattiva dinanzi a una minaccia palesemente dimostrata ma prevenirla individuando il denominatore Comune ai fattori di pericolo.

E’ questa, ritengo, l’unica strada da seguire per fronteggiare le sfide di odierni scenari operativi, siano essi di tipo convenzionale, tipicamente militari, ibride, oppure di concorso alla società civile. In tal modo si confida che la Difesa possa mantenere comunque un sufficiente grado di efficienza, bilanciato e sostenibile, mentre le singole Forze Armate potranno valorizzare le loro reciproche capacità in uno sforzo corale, sistemico e sinergico.

Un obiettivo ambizioso considerate le limitate risorse che appaiono disponibili nel prossimo futuro.

In questo contesto la mia responsabilità, in base alle direttive impartite dal ministro, è quella di curare la pianificazione operativa, di predisporre e di impiegare le Forze Armate nel loro complesso, di pianificare nel sostegno finanziario e di programmare lo sviluppo delle capacità di cui si dovranno dotare nel futuro.

Il fine ultimo, è consentire al personale della Difesa di operare efficientemente ogni giorno per il bene del paese; si tratti di trasportare un neonato con un volo urgente presso una struttura sanitaria, combattere Daesh nella sua dimensione fisica, o in quella immateriale del web, addestrare forze di Sicurezza straniere, presidiare obiettivi sensibili nelle nostre città, garantire la libertà di movimento negli spazi aerei e marittimi, assicurare la difesa collettiva, la gestione delle crisi o sviluppare la sicurezza collettiva, quali compiti propri dell’Alleanza Atlantica e dell’Europa.

E’ evidente, come in un contesto interconnesso come quello odierno, il loro impegno non può rimanere compartimentato.

I fenomeni che ci coinvolgono sono sempre più complessi e dinamici e per fronteggiarli necessitano di un approccio multidisciplinare e di interagenzi.

In questa lettura, in questo fotogramma, la dimensione militare se opportunamente valorizzata e sostenuta, risulta abilitante e coessenziale, insieme alla dimensione, informativa, diplomatica sociale, economica ed industriale, per una efficace politica di sicurezza e di difesa collettiva.

La solidità e il buon funzionamento di un paese, il suo equilibrio è sostanzialmente frutto del prodotto e non della somma, tra le capacità di informazione e di intelligence, quelle diplomatiche militari, economico-industriali, di cui si è dotato oltre che dei valori ed ideali che animano il proprio popolo.

Se soltanto uno degli elementi di questo complesso giroscopio non mantiene il corretto sincronismo, se perde il passo, tutto il sistema perde valore, alterando la nostra stabilità di traiettoria complessiva ed il nostro equilibrio, la nostra capacità di assorbire sollecitazioni esterne e quindi la nostra difesa collettiva.

Le forze armate, per la loro stessa essenza e vocazione multidisciplinare, possono svolgere un ruolo catalizzante e trainante di tutti gli altri strumenti istituzionali, per incrementare la resilienza dell’intero sistema paese.
Possono essere, è vero, il rotore ed il volano del sistema.
Possono creare le condizioni favorevoli per lo sviluppo dell’Industria Nazionale, non solo quella militare, in Italia e all’estero.

Possono contribuire significativamente alla realizzazione di quella superiorità decisionale che darà i nostri leader un vantaggio nella definizione delle risposte alle sfide che si presenteranno.

Parimenti, oltre alla collaborazione tra i dicasteri, è importante per la difesa collettiva l’impegno comune per la pace e la sicurezza in ambito internazionale.

La dimensione internazionale della Difesa italiana declinata a livello bilaterale o multilaterale, anche attraverso il Capo di Stato Maggiore della Difesa e soprattutto attraverso l’azione quotidiana del personale delle Forze Armate impiegato nei teatri operativi in aree di crisi, contribuiscono a dare valore all’impegno condiviso con altre nazioni ed organizzazioni; in primis con l’Unione Europea e l’Alleanza Atlantica, con i loro stati membri e alleati percorriamo una strada fondata su valori, storia, sofferenze, ma anche speranze e tensioni, ideali comuni e condivisi, aspetto importante questo da salvaguardare e tenere a mente soprattutto in questo momento in cui la comunità internazionale si sta interrogando sull’evoluzione del contesto globale, altalenando verso un rinnovato multilateralismo, ovvero una nuova disgregazione per singole entità e potenze.

Su questa strada esistono certo svincoli complanari, deviazioni temporanee, che ci consentono di cogliere opportunità o di coltivare interessi peculiari e speciali, ma il senso non può che essere unico ed il punto di arrivo identico: sicurezza e prosperità diffusa. Ovvero, con un immagine figurativa, questa strategia potrebbe essere definita “del viale e controviale“, ovvero rimanere aderenti a disegni delle alleanze, ma salvaguardare al contempo anche gli specifici interessi nazionali.

In conclusione, autorità, gentili ospiti, spero che con questa breve panoramica sia riuscito ad inquadrare almeno sommariamente l’evoluzione della Difesa italiana e prerogative del Capo di Stato Maggiore della Difesa, ma cosa più importante, spero che dalla mia esposizione sia emerso l’importanza della coesa e preziosa compagine che rappresento.

Nei prossimi mesi il mio impegno maggiore sarà indirizzato a sostanziare ancor di più, il percorso di integrazione, innovazione e cambiamento da tempo intrapreso da tutte le Forze Armate a favore della collettività, per essere sempre più utile al paese, operando ininterrottamente sia negli scenari di tipo convenzionale o ibrido, sia in quelli di natura concorsuale ove possono venire saltati gli aspetti tipicamente duali dello strumento militare.

Ben oltre la loro corteccia esteriore, mi auguro che le Forze Armate possano essere viste come un’autentica risorsa per il paese, un volano per l’industria e l’economia da valorizzare capitalizzandone la proiezione all’estero e la presenza sul territorio nazionale.

Vi ringrazio.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here